di Cristian Bredy – Una storia che riparte
Sei anni di silenzio, sei anni di vita
Sono passati quasi sei anni dall’ultimo articolo pubblicato nel nostro Diario di Bordo.
Quando abbiamo aperto questo spazio, volevamo raccontare passo dopo passo il percorso intrapreso per costruire un nuovo modello di economia di montagna: un progetto fondato sulla conoscenza del territorio, sulla formazione, sul lavoro, sulla collaborazione e sulla partecipazione delle persone.
Poi il racconto si è interrotto.
Non perché il progetto si fosse fermato. Al contrario, in questi anni sono successe moltissime cose, forse troppe per riuscire a raccontarle mentre le stavamo vivendo.
Sono stati anni di lavoro, investimenti, tentativi, incontri, difficoltà e cambiamenti. Alcune persone hanno scelto altre strade, altre sono arrivate. Abbiamo dovuto riorganizzarci più volte, affrontare imprevisti e assumerci nuove responsabilità.
Nel frattempo, la vita è diventata sempre più veloce e frenetica. Presi dalla necessità di risolvere i problemi quotidiani e portare avanti le attività, non siamo riusciti a dedicare il giusto tempo a ciò che, fin dall’inizio, avrebbe dovuto rappresentare la nostra filosofia.
Tutto quello che è accaduto
In questi sei anni abbiamo investito energie, risorse economiche, competenze e una parte importante della nostra vita in progetti concreti.
Abbiamo lavorato sulla Torre Piezometrica di Aosta, trasformandola in uno spazio dedicato all’arrampicata e immaginando per tutta l’area un progetto sportivo e multidisciplinare più ampio.
Abbiamo affrontato la sperimentazione della gestione del sito minerario di Ollomont, del parco avventura, dell’infopoint e del Bar Sarvadzo.
Abbiamo assunto la responsabilità della Sciovia Berio, cercando di mantenerla viva come servizio per il paese, per le famiglie e per i bambini.
Abbiamo avviato nuovi rapporti e nuove prospettive legate alle miniere di Saint-Marcel.
Accanto a questi interventi abbiamo continuato a lavorare nell’arrampicata, nella formazione, nelle attività di montagna e nella costruzione della Scuola di Montagna Sarvadza.
Non tutto è andato come speravamo.
Abbiamo incontrato ostacoli, incomprensioni, silenzi e situazioni difficili. Alcuni progetti si sono fermati, altri sono rimasti sospesi, altri ancora ci hanno obbligati a rivedere profondamente il nostro modo di lavorare.
Racconteremo anche queste vicende.
Lo faremo attraverso i fatti, i documenti, le esperienze e le conseguenze concrete. Non per chiedere alle persone di schierarsi o di giudicare, ma perché crediamo che una comunità debba conoscere ciò che accade sul proprio territorio.
Raccontare significa anche assumersi la responsabilità delle proprie scelte, riconoscere gli errori, spiegare le difficoltà e cercare soluzioni.
Ritrovare il senso del nostro cammino
In questi anni, impegnati a fare sempre di più e sempre più velocemente, abbiamo rischiato di perdere di vista una parte fondamentale della nostra identità.
EspriSarvadzo nasce anche dal desiderio di imparare a conoscere noi stessi e l’ambiente che ci circonda.
Conoscere una montagna non significa soltanto raggiungerne la cima. Significa osservarla, ascoltarla, comprenderne la storia, riconoscerne i cambiamenti e imparare a rispettarne i tempi.
Lo stesso vale per le persone e per le comunità.
Non possiamo costruire un progetto territoriale senza fermarci ad ascoltare. Non possiamo parlare di partecipazione senza creare occasioni reali di confronto. Non possiamo immaginare una nuova economia di montagna se perdiamo il rapporto con il tempo, con i luoghi e con le persone che li abitano.
Per questo vogliamo ripartire con maggiore consapevolezza.
Vogliamo tornare allo scambio di opinioni, all’incontro e al confronto. Vogliamo ricominciare a osservare ciò che accade intorno a noi e imparare nuovamente a vivere il tempo come si deve.
Vogliamo fare le cose con calma, non per procedere più lentamente, ma per procedere meglio.
Da un progetto locale a Valle d’Aosta Sarvadza
Il progetto nato in Valpelline oggi è cresciuto.
Le esperienze maturate in questi anni ci hanno fatto comprendere che molte difficoltà non riguardano un solo paese. Lo spopolamento, la perdita dei servizi, la fragilità del lavoro, le strutture inutilizzate, la difficoltà di creare relazioni fra amministrazioni, associazioni, imprese e cittadini sono problemi condivisi da molte comunità valdostane.
Da questa consapevolezza nasce Valle d’Aosta Sarvadza.
Un progetto aperto, rivolto a 24 comuni e oltre, che vuole costruire una nuova economia di montagna partendo dai luoghi reali, dalle competenze presenti e dalle persone disposte a mettersi in gioco.
La Scuola di Montagna Sarvadza ne rappresenterà il braccio formativo e operativo: uno strumento per creare competenze, professioni, servizi e nuove opportunità di lavoro legate al territorio.
Non partiamo da una teoria. Partiamo da quello che abbiamo vissuto, dai progetti realizzati, dagli investimenti sostenuti, dai risultati ottenuti e anche dalle difficoltà incontrate.
Il Diario di Bordo riparte
Da oggi questo spazio torna a vivere.
Il Diario di Bordo racconterà lo sviluppo di Valle d’Aosta Sarvadza, gli incontri con le amministrazioni, le proposte rivolte ai territori, i progetti della Scuola di Montagna, le collaborazioni, i risultati e i prossimi passi.
Racconterà le persone che incontreremo, quelle che decideranno di camminare con noi e quelle che porteranno opinioni diverse dalle nostre.
Racconterà anche i problemi aperti: Ollomont, la Torre Piezometrica, il Palaindoor di Aosta e le difficoltà incontrate nel rapporto con alcuni organismi sportivi e istituzionali.
Cercheremo di farlo in maniera seria, trasparente e documentata, distinguendo sempre i fatti dalle nostre valutazioni e lasciando alle sedi competenti la soluzione delle controversie.
Questo Blog dovrà diventare un luogo di informazione, memoria e partecipazione. Uno spazio nel quale non limitarci a dire che cosa vorremmo fare, ma rendere conto di quello che stiamo realmente facendo.
Niente scuse, dipende tutto da noi
Il nuovo motto che accompagnerà questa fase è:
Niente scuse, dipende tutto da noi.
Non significa pensare di poter controllare tutto. Non significa ignorare gli ostacoli o attribuirci responsabilità che appartengono ad altri.
Significa scegliere come affrontare ciò che ci accade.
Possiamo decidere di rimanere fermi oppure ripartire. Possiamo limitarci a lamentarci oppure documentare, proporre e costruire. Possiamo lasciare che la fretta consumi le nostre giornate oppure restituire tempo alle cose importanti.
Noi abbiamo scelto di ripartire.
Lo facciamo senza nascondere le difficoltà e senza cancellare quanto è successo. Ripartiamo dal’ esperienza accumulata, dalle persone rimaste, dai nuovi incontri e dalla convinzione che il nostro territorio abbia ancora moltissimo da esprimere.
Ci prenderemo il tempo necessario per osservare, ascoltare, discutere e costruire.
Racconteremo il cammino mentre lo percorreremo, un passo alla volta.
Perché questa storia non riguarda soltanto noi.
Riguarda le nostre montagne, i nostri paesi e il futuro delle persone che scelgono di viverli.
Il Diario di Bordo riparte da qui.
Seguici su Facebook
Troverai tante informazioni, fotografie e video delle nostre attività di montagna
Un saluto dallo staff di Esprisarvadzo, in questo Diario di Bordo vi terremo aggiornati, per crescere abbiamo bisogno di interagire e confrontarci con te.
SCRIVI UN COMMENTO
I tuoi commenti sono importanti, ci aiutano a migliorare e rendere le informazioni dei nostri articoli sempre chiare ed approfondite.







