Dai progetti ai cantieri, dalle idee alle reti
di Cristian Bredy
Il percorso di Valle d’Aosta Sarvadza continua.
Nell’ultimo Diario di Bordo abbiamo parlato della necessità di fare rete, cercare risorse e continuare a porre domande. Questa settimana alcuni dei percorsi avviati hanno cominciato ad assumere una forma più concreta.
Ci sono ancora molte questioni da affrontare, ma vogliamo iniziare anche questa volta dalla parte positiva: dai lavori che procedono, dagli incontri che aprono nuove possibilità e dalle collaborazioni che stiamo cercando di costruire.
Valle d’Aosta Sarvadza non deve rimanere soltanto un progetto raccontato sulla carta. Deve diventare un insieme di cantieri, sperimentazioni, attività e rapporti capaci di produrre risultati visibili sul territorio.
La ferrata didattica di Valpelline prende forma
Uno degli interventi più concreti è la realizzazione della ferrata didattica di Valpelline.
Il lavoro sta procedendo e il nostro obiettivo è terminare la struttura nel corso del mese di novembre.
Non sarà una ferrata tradizionale pensata esclusivamente per l’attività sportiva. Nasce come strumento dedicato principalmente alla didattica, alle scuole, ai ragazzi, alle famiglie e alla formazione sulla sicurezza in montagna.
La ferrata sarà integrata nel progetto dei Siti Didattici Naturali e rappresenterà una delle prime realizzazioni concrete del progetto pilota di Valpelline.
Stiamo lavorando sulla tracciatura, sulla disposizione degli elementi, sul sistema di sicurezza e sulla possibilità di utilizzare una linea vita continua. L’obiettivo è costruire un percorso sul quale insegnare non soltanto a muoversi, ma anche a conoscere l’attrezzatura, valutare i rischi e adottare comportamenti corretti.
La ferrata didattica rappresenta bene il metodo di Valle d’Aosta Sarvadza: partire da un luogo reale, costruire un’infrastruttura utile e collegarla a formazione, sport, turismo e servizi per il territorio.
Il confronto con il DIATI del Politecnico di Torino
Un altro passaggio importante è stata la call con il DIATI del Politecnico di Torino.
Dal confronto sono emersi ottimi presupposti per costruire una collaborazione e un gruppo di lavoro. Non stiamo ancora parlando di un accordo concluso, ma di una strategia che sta progressivamente prendendo forma.
Il progetto pilota di Valpelline potrebbe diventare un laboratorio nel quale mettere in relazione sviluppo territoriale, ricerca applicata, monitoraggio della montagna, formazione e gestione delle risorse.
Tra gli argomenti affrontati ci sono:
- il ruolo dell’acqua come risorsa e come elemento di rischio;
- la rete di monitoraggio collegata al progetto S.A.S.S.O.;
- il Bivacco Pasqualetti e l’area di Prarayer;
- il possibile recupero dell’Alpe La Nouva;
- la Casa Forte come centro operativo, divulgativo e di coordinamento;
- il possibile recupero dello Chalet dell’Arca;
- il coinvolgimento di studenti e ricercatori;
- il percorso di Ingegneria della Montagna;
- la ricerca di fondi regionali, FESR, Interreg e altri bandi;
- il coinvolgimento di soggetti tecnologici e grandi operatori del territorio.
L’obiettivo adesso è individuare una forma di collaborazione semplice ma concreta, definire le responsabilità e costruire un primo programma di lavoro.
Questo incontro conferma un aspetto centrale del progetto: per affrontare i problemi delle comunità di montagna occorre mettere intorno allo stesso tavolo territorio, ricerca, amministrazioni, imprese e persone che vivono quotidianamente quei luoghi.
Un possibile laboratorio territoriale a Valpelline
Il progetto pilota di Valpelline si sta sviluppando su tre livelli collegati tra loro.
Il primo è il borgo, con la valorizzazione della sua storia, degli itinerari e della Casa Forte.
Il secondo riguarda i Siti Didattici Naturali, con la falesia, la ferrata didattica e le attività rivolte alle scuole.
Il terzo è quello dell’alta montagna, con l’Alpe La Nouva, Prarayer, il Bivacco Pasqualetti e la futura rete di osservazione e monitoraggio.
L’idea è costruire un sistema nel quale ogni luogo abbia una funzione, ma rimanga collegato agli altri.
La Casa Forte potrebbe diventare il punto di accoglienza e coordinamento. I Siti Didattici Naturali offrirebbero spazi di formazione e sperimentazione. L’alta montagna diventerebbe un luogo di ricerca, osservazione e sviluppo di nuovi servizi.
La collaborazione con il Politecnico potrebbe fornire competenze scientifiche e progettuali, mentre il coinvolgimento di imprese e partner tecnologici potrebbe contribuire alla realizzazione degli interventi.
Il lavoro sugli altri Comuni
Parallelamente continua il percorso di presentazione e adattamento di Valle d’Aosta Sarvadza agli altri territori.
A Nus abbiamo iniziato a ragionare su un possibile itinerario turistico ed escursionistico che potrebbe partire dal Castello di Plane e scendere verso il borgo, collegandosi al Cammino Balteo.
Come già previsto per Valpelline, anche il percorso più facile dovrebbe comprendere un luogo interno: un piccolo museo, un centro d’interpretazione o uno spazio con fotografie, testimonianze e materiali storici.
Non vogliamo proporre semplicemente una passeggiata. Vogliamo costruire un’esperienza capace di raccontare il paese e creare occasioni per le attività economiche locali.
Prosegue inoltre il confronto con altri Comuni e territori, fra i quali Quart e Saint-Marcel, per individuare luoghi, progetti e opportunità compatibili con il modello delle tre fasce: borgo, Siti Didattici Naturali e alta montagna.
Bandi, finanziamenti e capacità di gestione
Continua anche il lavoro di ricerca dei bandi e delle opportunità di finanziamento.
Stiamo monitorando misure regionali, fondi europei, programmi Interreg, GAL, fondazioni e bandi legati allo sport, alla formazione, al turismo, all’agricoltura e allo sviluppo delle comunità.
Ci stiamo rendendo conto che su questi strumenti esiste una forte concorrenza da parte di cooperative, società di consulenza e organizzazioni già strutturate.
La nostra forza deve essere la capacità di non limitarci a progettare gli interventi, ma di proporre anche un piano per gestirli dopo la loro realizzazione.
Costruire una struttura o ottenere un finanziamento non è sufficiente. Bisogna sapere chi utilizzerà quel luogo, quali attività saranno organizzate, quali professionalità serviranno e come il progetto potrà continuare una volta terminato il contributo.
Questo è uno degli aspetti sui quali vogliamo caratterizzare Valle d’Aosta Sarvadza.
Le visite alle miniere di Saint-Marcel continuano
Anche nel mese di ottobre stanno continuando le visite alle miniere di Saint-Marcel, con un discreto interesse da parte del pubblico.
Le miniere costituiscono uno dei laboratori concreti dai quali nasce la nostra esperienza. Ci permettono di unire accompagnamento, storia, geologia, cultura del territorio e formazione delle figure professionali.
Ogni visita è anche un’occasione per capire meglio che cosa cercano le persone e come migliorare l’esperienza proposta.
Il calendario aggiornato degli appuntamenti è disponibile sul sito delle Miniere di Saint-Marcel.
Continua la ricerca di partner e collaboratori
Nelle ultime settimane sono proseguite le call e le comunicazioni con possibili partner, professionisti, istituti di ricerca, imprese e soggetti interessati a collaborare.
Non tutti i contatti porteranno necessariamente a un accordo. Alcuni richiederanno tempo, altri potranno interrompersi, mentre altri ancora potranno aprire strade che oggi non siamo in grado di prevedere.
Quello che conta è costruire progressivamente una rete credibile.
Valle d’Aosta Sarvadza ha bisogno di competenze diverse: progettazione, ricerca, comunicazione, turismo, sport, formazione, agricoltura, tecnologia, gestione economica e conoscenza delle comunità.
Nessun soggetto può possedere da solo tutte queste capacità.
Tre questioni ancora aperte
Accanto agli avanzamenti del progetto rimangono aperte tre vicende che stanno assorbendo tempo, risorse ed energie dell’A.P.D. Lo Contrebandjé:
- Ollomont;
- il PalaIndoor di Aosta;
- la Torre Piezometrica.
Da questo articolo vogliamo collegarci a tre approfondimenti separati, nei quali ricostruiremo le storie attraverso date, documenti, domande e responsabilità dei diversi soggetti.
Non vogliamo sovrapporre tutto in un unico racconto. Ogni vicenda merita una ricostruzione specifica e comprensibile.
Ollomont: perché vale la pena chiedere risposte
Il nostro obiettivo con Valle d’Aosta Sarvadza è ottenere risultati concreti e misurabili.
Vogliamo dimostrare, attraverso numeri, progetti realizzati, attività e servizi, che l’associazione possiede competenze e capacità operative.
Riteniamo che uno dei problemi decisivi dell’esperienza di Ollomont sia stato lo squilibrio fra i servizi e le responsabilità richiesti e le risorse economiche effettivamente riconosciute.
Questa posizione dovrà essere dimostrata attraverso i dati: costi sostenuti, attività svolte, presenze registrate, entrate, contributi, investimenti e richieste dell’Amministrazione.
Sarà inoltre importante verificare quanto dovrà essere speso oggi per garantire gli stessi servizi attraverso altri soggetti e con quali risultati.
Nel nuovo approfondimento su Ollomont non racconteremo soltanto il nostro caso. Cercheremo anche esperienze nelle quali associazioni, cittadini o imprese siano riusciti a ottenere trasparenza, riconoscimento o tutela nei confronti di una pubblica amministrazione.
Vogliamo spiegare che chiedere chiarezza non serve soltanto a difendere Lo Contrebandjé. Può contribuire a evitare che situazioni simili si ripetano ai danni di altre realtà.
👉 Approfondisci la vicenda di Ollomont
PalaIndoor: chi può utilizzare gli spazi e a quali condizioni?
Per comprendere la questione del PalaIndoor dobbiamo innanzitutto ricostruire la storia e le finalità della struttura.
Perché è stato realizzato? Quali servizi dovrebbe garantire? Qual è il ruolo del Comune di Aosta? Chi gestisce gli spazi? Quali associazioni li utilizzano e attraverso quali procedure?
La nostra associazione ha presentato la propria richiesta, seguito le indicazioni ricevute e avanzato delle proposte. Nonostante questo, continua a incontrare difficoltà nell’organizzazione delle attività.
La domanda centrale è semplice:
Tutte le associazioni vivono gli stessi problemi e attendono gli stessi tempi oppure la situazione dell’A.P.D. Lo Contrebandjé rappresenta un caso particolare?
Se siamo un caso particolare, vogliamo capire perché.
L’approfondimento dovrà quindi verificare:
- quali associazioni utilizzano il modulo di arrampicata;
- quali richieste hanno presentato;
- quali autorizzazioni hanno ricevuto;
- quali tariffe e condizioni vengono applicate;
- chi assume le decisioni;
- quali servizi devono essere garantiti alle società sportive;
- se esistono criteri uguali, pubblici e verificabili.
👉 Approfondisci la situazione del PalaIndoor
Torre Piezometrica: una struttura ancora in attesa di una soluzione
Anche per la Torre Piezometrica è necessario ripercorrere l’intera storia.
Dobbiamo spiegare come è nato il progetto, quali investimenti sono stati realizzati dall’associazione, perché la struttura è stata affidata al CRAL Cogne, quali problemi sono emersi e perché oggi lo spazio non è utilizzabile.
Occorre inoltre chiarire ruoli e responsabilità:
- chi è proprietario della struttura;
- chi la gestisce;
- quale ruolo ha VDA Structure;
- quale ruolo ha il CRAL Cogne;
- quali decisioni spettano alla Regione;
- che cosa può proporre l’A.P.D. Lo Contrebandjé;
- quali soluzioni sono realisticamente possibili.
Abbiamo chiesto un tavolo di confronto con Regione, VDA Structure, CRAL Cogne e A.P.D. Lo Contrebandjé.
Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto una risposta definitiva alla richiesta.
Continuiamo tuttavia a ritenere che il confronto sia la strada migliore per trovare una soluzione e restituire alla comunità una struttura con importanti possibilità sportive, formative e sociali.
👉 Approfondisci la storia della Torre Piezometrica
Documentare per costruire
Raccontare queste vicende non significa fermare il progetto.
Al contrario, Valle d’Aosta Sarvadza e il Diario di Bordo ci permettono di mettere in relazione ciò che funziona con ciò che deve essere migliorato.
Da una parte abbiamo una ferrata didattica che sta prendendo forma, una collaborazione scientifica in costruzione, le visite alle miniere, nuovi itinerari, bandi da studiare e partner da coinvolgere.
Dall’altra abbiamo strutture chiuse o non pienamente utilizzabili, domande ancora senza risposta e servizi sportivi difficili da programmare.
Sono due facce dello stesso percorso.
Vogliamo dimostrare che è possibile costruire progetti concreti, ma anche che per farlo servono regole chiare, risorse adeguate, responsabilità definite e amministrazioni disponibili al confronto.
Il cammino continua
Nelle prossime settimane lavoreremo per:
- completare la ferrata didattica di Valpelline;
- definire il gruppo di lavoro con il DIATI;
- sviluppare il progetto pilota di Valpelline;
- proseguire il lavoro su Nus e sugli altri Comuni;
- individuare bandi e risorse;
- ampliare la rete dei partner;
- continuare le attività alle miniere di Saint-Marcel;
- organizzare il confronto civico su Ollomont;
- ottenere risposte sul PalaIndoor;
- promuovere il tavolo sulla Torre Piezometrica.
Ci sono molti fronti aperti e le risorse sono ancora limitate, ma il progetto continua a crescere.
Racconteremo ogni passaggio, comprese le difficoltà, perché crediamo che la trasparenza sia parte del lavoro.
Niente scuse, dipende tutto da noi.
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Un saluto dallo staff di Esprisarvadzo, in questo Diario di Bordo vi terremo aggiornati, per crescere abbiamo bisogno di interagire e confrontarci con te.
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