—————29 settembre 2026—————-
Da un caso locale a una domanda che riguarda i piccoli territori di montagna
Cosa succede quando un piccolo Comune e una piccola realtà del territorio collaborano per anni nella gestione di servizi e strutture pubbliche e, a un certo punto, quel rapporto entra in crisi?
È la domanda dalla quale nasce questa pagina.
Noi la stiamo vivendo direttamente a Ollomont, un piccolo Comune della Valle d’Aosta nel quale APD Lo Contrebandjé ha collaborato per anni alla gestione di attività e strutture legate allo sport, alla montagna e al turismo.
Oggi alcune di quelle esperienze sono diventate oggetto di un articolato confronto amministrativo ed economico tra la nostra Associazione e il Comune.
Potremmo limitarci a raccontare la nostra versione.
Abbiamo deciso di provare a fare qualcosa di diverso.
Partire dal Caso Ollomont per capire se quello che è accaduto qui rappresenti soltanto una vicenda locale oppure faccia emergere problemi che riguardano anche altri piccoli territori di montagna.
Perché raccontiamo il Caso Ollomont
APD Lo Contrebandjé opera da oltre quindici anni nel territorio valdostano attraverso attività sportive, formative, turistiche e di montagna.
A Ollomont il rapporto con l’Amministrazione comunale ha riguardato nel tempo tre esperienze particolarmente significative:
Maison Grimpe, palestra di arrampicata;
il sito minerario di Ollomont e il Parco Avventura;
la Sciovia Berio e le attività ad essa collegate.
Sono realtà differenti, ma hanno qualcosa in comune: per funzionare richiedono persone, competenze, responsabilità, manutenzione, organizzazione, investimenti e risorse economiche.
E, soprattutto, hanno bisogno di continuità.
Quando funzionano normalmente, probabilmente ci si accorge poco della complessità che esiste dietro la loro apertura.
Quando qualcosa si rompe, quella complessità diventa improvvisamente visibile.
Il nostro punto di partenza
Tra APD Lo Contrebandjé e il Comune di Ollomont esiste oggi un contenzioso nel quale le parti sostengono posizioni differenti.
Noi continueremo a tutelare le nostre ragioni nelle sedi opportune e, contemporaneamente, continueremo a cercare ogni possibilità concreta di confronto e conciliazione.
Ma questa pagina non nasce per chiedere al pubblico di stabilire chi abbia ragione.
Nasce da un’altra domanda:
Possiamo utilizzare ciò che sta accadendo a Ollomont per comprendere meglio come funzionano – e come possono entrare in crisi – le collaborazioni tra piccoli Comuni e piccole realtà che gestiscono servizi nei territori di montagna?
Per provare a rispondere abbiamo iniziato a raccogliere e ordinare convenzioni, affidamenti, rendicontazioni, atti amministrativi, comunicazioni e documentazione relativa alle diverse gestioni.
Quando parleremo dei singoli episodi cercheremo quindi di distinguere sempre:
ciò che risulta dai documenti;
la posizione dell’APD;
la posizione dell’Amministrazione;
le domande che, sulla base di questi elementi, rimangono aperte.
Non soltanto una parte forte e una parte debole
Il confronto che abbiamo iniziato con studiosi che si occupano di territori montani ci ha già portati a modificare il nostro modo di guardare il problema.
Inizialmente la nostra lettura era abbastanza semplice: da una parte una piccola associazione, con risorse economiche e legali limitate; dall’altra una Pubblica Amministrazione dotata di strumenti amministrativi molto più forti.
Questa asimmetria esiste e merita di essere analizzata.
Ma potrebbe non essere sufficiente per spiegare ciò che accade.
Anche un piccolo Comune di montagna può disporre di personale, competenze tecniche, risorse economiche e capacità amministrativa limitate.
Ci troviamo allora davanti a una situazione più complessa:
Una possibile doppia fragilità
Da una parte piccoli soggetti – associazioni, cooperative, professionisti e imprese – chiamati a gestire servizi complessi assumendosi responsabilità e rischio economico.
Dall’altra piccoli Comuni chiamati a programmare, affidare, controllare e garantire quegli stessi servizi con strutture amministrative spesso ridotte.
Cosa succede quando questi due mondi riescono a collaborare per anni e poi il rapporto fiduciario si rompe?
È una delle domande che vogliamo approfondire.
Servizi che diventano visibili quando non ci sono più
C’è poi un’altra prospettiva che vogliamo esplorare.
Nei territori di montagna esistono attività che difficilmente possono essere valutate soltanto attraverso il profitto che producono.
Una piccola sciovia.
Una palestra.
Un sentiero.
Un parco avventura.
Un sito culturale o minerario.
Un servizio rivolto ai ragazzi.
Singolarmente possono avere una redditività limitata. Ma possono contribuire alla possibilità di vivere un paese, frequentarlo, lavorarci, trascorrervi una vacanza e renderlo attrattivo per famiglie e visitatori.
Sono attività che fanno parte della vita quotidiana di un territorio.
Il confronto avviato sul Caso Ollomont ci ha portati a incontrare il concetto di “economia fondamentale”: quell’insieme di servizi e infrastrutture che non necessariamente producono grandi profitti o grande visibilità, ma contribuiscono al funzionamento concreto di una comunità.
È una chiave di lettura che vogliamo approfondire.
Le tre storie di Ollomont
Questa pagina diventerà progressivamente anche il punto dal quale sarà possibile ricostruire le tre principali esperienze che hanno interessato APD Lo Contrebandjé.
Miniere di Ollomont e Parco Avventura
Racconteremo la sperimentazione gestionale, le condizioni economiche, le attività svolte, la rendicontazione e ciò che è accaduto successivamente.
Un’attenzione particolare sarà dedicata al confronto tra le condizioni delle diverse gestioni e procedure succedutesi nel tempo.
Sciovia Berio
Ricostruiremo l’affidamento, il Piano Economico Finanziario, il funzionamento della gestione, le problematiche tecniche emerse e il successivo confronto tra APD e Amministrazione.
Maison Grimpe
Ripercorreremo gli anni di gestione della palestra, le convenzioni, gli investimenti, le manutenzioni, le problematiche emerse e l’evoluzione del rapporto con il Comune.
Queste sezioni saranno aggiornate progressivamente sulla base della documentazione disponibile.
Non abbiamo interesse a pubblicare tutto immediatamente.
Abbiamo interesse a pubblicare ciò che siamo in grado di sostenere con elementi verificabili.
Maison Grimpe: l’ultimo anello della controversia, non la sua origine
Per comprendere la posizione di APD Lo Contrebandjé sulla Maison Grimpe è necessario partire da un elemento per noi fondamentale:
La Maison Grimpe non è il luogo nel quale nasce il Caso Ollomont. È l’ultima struttura ad essere stata coinvolta in una controversia iniziata altrove.
Per molti anni l’Associazione ha mantenuto in funzione la palestra di arrampicata di Ollomont operando in condizioni economicamente difficili.
La posizione geografica della struttura limita inevitabilmente il potenziale bacino degli utilizzatori e, per chi proviene dalla zona centrale della Valle, esistono strutture più facilmente raggiungibili, a partire dal PalaIndoor di Aosta.
Prima che la gestione passasse a Lo Contrebandjé, durante un incontro tra APD e i precedenti gestori, ci era stata rappresentata verbalmente proprio la difficoltà di rendere economicamente sostenibile la gestione della palestra.
Precisiamo che si tratta di una circostanza riferitaci verbalmente durante quell’incontro e non, allo stato attuale, di un’affermazione che siamo in grado di sostenere attraverso un documento scritto.
Eppure APD ha continuato a mantenere il servizio per molti anni.
Perché continuare a gestire una struttura poco redditizia?
Perché per Lo Contrebandjé la Maison Grimpe non doveva essere considerata isolatamente.
Faceva parte di una visione più ampia del territorio di Ollomont, nella quale strutture e attività differenti potevano sostenersi e completarsi reciprocamente:
palestra di arrampicata, sito minerario e Parco Avventura, Sciovia Berio, sport, formazione, turismo e attività rivolte ai giovani.
La Maison Grimpe aveva quindi per noi un valore che andava oltre il risultato economico della singola palestra.
Era un servizio per la comunità, un luogo di attività sportiva e formazione e, contemporaneamente, un tassello di un sistema territoriale più ampio.
È anche per questa ragione che l’Associazione ha sostenuto per anni lo sforzo necessario a mantenerla attiva.
Il problema economico, secondo la nostra ricostruzione, nasce altrove
La ricostruzione di APD è che la situazione sia cambiata quando sono emerse le difficoltà economiche connesse alla gestione del sito minerario e del Parco Avventura e, successivamente, quelle relative alla Sciovia Berio.
Su questi aspetti esistono oggi posizioni differenti tra APD e Comune.
La posizione dell’Associazione è che i mancati introiti e le difficoltà finanziarie derivanti da quelle gestioni abbiano progressivamente inciso sull’equilibrio economico complessivo di APD.
Una piccola associazione che si trova ad affrontare problemi di liquidità è inevitabilmente costretta a stabilire delle priorità e a utilizzare le risorse disponibili per garantire la propria continuità e fare fronte agli impegni più urgenti.
Secondo la nostra ricostruzione, è in questo contesto che sono diventati difficili anche il pagamento dei canoni e il mantenimento degli impegni economici relativi alla Maison Grimpe.
Su questo punto vogliamo però essere particolarmente trasparenti.
Stiamo raccogliendo e organizzando la documentazione contabile necessaria per ricostruire il rapporto tra i mancati introiti delle diverse gestioni, i flussi finanziari dell’Associazione e le successive difficoltà nel rispettare alcuni impegni relativi alla Maison Grimpe.
Quando questo lavoro sarà completato, intendiamo mettere a disposizione gli elementi necessari per verificare questa nostra ricostruzione.
Il punto che sosteniamo oggi è quindi preciso:
Non neghiamo che alla Maison Grimpe siano emerse difficoltà economiche. Sosteniamo che quelle difficoltà non possano essere comprese isolandole da ciò che, secondo la nostra ricostruzione, era precedentemente accaduto nelle altre gestioni.
L’anello economicamente più debole
Per APD la Maison Grimpe era probabilmente l’anello economicamente più debole dell’intero sistema.
Ma essere l’anello economicamente più debole non significa essere quello meno importante.
Anzi.
È proprio qui che ritorna una delle domande poste all’inizio di questo Diario di Bordo:
come dobbiamo valutare un servizio che da solo fatica a produrre reddito, ma che contribuisce alla vita sportiva e sociale di un piccolo territorio?
Se guardiamo esclusivamente il conto economico della palestra, la conclusione può essere una.
Se guardiamo invece il servizio offerto per anni, l’attività sportiva realizzata e il ruolo che quella struttura avrebbe potuto avere all’interno di un sistema più ampio, la prospettiva cambia.
Per questo avremmo preferito che le difficoltà della Maison Grimpe diventassero il punto di partenza per una domanda:
Come possiamo trovare insieme le condizioni per continuare a garantire questo servizio?
Piuttosto che trasformarsi in un ulteriore terreno di scontro.
Una precisazione sull’articolo di AostaSera
È anche per queste ragioni che abbiamo ritenuto opportuno rivolgere una precisazione alla giornalista di AostaSera in merito all’articolo dedicato alla nostra vicenda e intitolato:
“Maison Grimpe, il Comune risolve il contratto con Lo Contrebandjé: è scontro su conti e gestione”.
Non contestiamo naturalmente alla testata la libertà di scegliere il titolo e l’impostazione dell’articolo.
Riteniamo però importante spiegare perché, dal nostro punto di vista, mettere al centro del titolo la Maison Grimpe rischi di fornire una chiave di lettura parziale dell’intero Caso Ollomont.
Dopo la pubblicazione siamo stati contattati da diverse persone che ci hanno chiesto spiegazioni e che hanno avuto la percezione che la vicenda ruotasse principalmente attorno alla Maison Grimpe e alla decisione del Comune di risolvere il relativo rapporto.
Per APD Lo Contrebandjé, invece, la Maison Grimpe non è mai stata l’origine del problema.
La sequenza che intendiamo ricostruire e documentare è differente:
prima emergono le problematiche relative alle Miniere e al Parco Avventura; successivamente quelle della Sciovia Berio; infine anche la Maison Grimpe viene coinvolta nel deterioramento complessivo del rapporto.
Per questa ragione riteniamo che partire dall’ultimo capitolo della storia rischi di rendere più difficile comprendere tutto ciò che è accaduto prima.
Non è una discussione su un titolo
Questa precisazione non vuole trasformarsi in una discussione con una testata giornalistica.
Al contrario, ci offre l’occasione per spiegare perché abbiamo deciso di costruire questa pagina del Diario di Bordo.
Un titolo necessariamente sintetizza una vicenda.
Noi abbiamo invece la possibilità e il dovere di provare a ricostruirla nel tempo, mettendo progressivamente a disposizione documenti ed elementi che consentano a chi legge di comprenderne l’evoluzione.
Per questo analizzeremo separatamente le tre gestioni, ma cercheremo soprattutto di ricostruire la cronologia complessiva dei rapporti tra APD Lo Contrebandjé e Comune di Ollomont.
Convenzioni, affidamenti, condizioni economiche, rendicontazioni, comunicazioni, controlli, contestazioni e decisioni amministrative dovranno permetterci, per quanto possibile, di distinguere i fatti documentabili dalle rispettive interpretazioni.
Una domanda che vogliamo verificare attraverso i documenti
C’è infatti un aspetto che riteniamo particolarmente importante approfondire.
Per molti anni APD Lo Contrebandjé ha collaborato con il Comune di Ollomont nella gestione di strutture e servizi.
Dobbiamo quindi ricostruire con precisione quando e perché questo rapporto abbia iniziato a cambiare.
La nostra percezione è che vi sia stata una significativa trasformazione nei rapporti con l’Amministrazione successivamente all’insorgere delle controversie economiche e gestionali.
Ma una percezione non basta.
Per questo vogliamo verificare la cronologia: cosa accadeva prima, quali controlli venivano effettuati, quali problematiche erano già conosciute, quando sono nate le contestazioni e come si sono progressivamente estese alle diverse gestioni.
Se i documenti confermeranno questa lettura, lo racconteremo.
Se emergeranno elementi differenti, racconteremo anche quelli.
Un punto sul quale vogliamo essere molto chiari
Riteniamo importante distinguere un fatto da una nostra valutazione.
Il fatto è che oggi il Comune contesta ad APD anche aspetti relativi alla gestione della Maison Grimpe e ha assunto decisioni conseguenti.
La nostra valutazione è che concentrare l’attenzione pubblica proprio sulla gestione economicamente più fragile e sull’ultimo capitolo della controversia rischi di produrre un’immagine dell’Associazione che non rappresenta adeguatamente né la cronologia del Caso Ollomont né i molti anni durante i quali quel servizio è stato garantito.
Non vogliamo chiedere ai lettori di condividere automaticamente questa valutazione.
Vogliamo mettere progressivamente a disposizione gli elementi perché possano farsene una propria.
Per questo continueremo a raccontare anche le criticità e gli eventuali errori commessi da APD, ma chiediamo che vengano considerati insieme alle condizioni nelle quali le diverse gestioni si sono sviluppate, agli impegni delle parti e alla sequenza temporale degli avvenimenti.
La domanda che poniamo è quindi:
Se una realtà mantiene per anni un servizio economicamente fragile perché lo considera importante per il territorio, e successivamente entra in difficoltà a seguito di problemi economici che sostiene essere sorti in altre gestioni, la risposta migliore è interrompere definitivamente quel rapporto oppure cercare prima di capire se esistano le condizioni per salvare il servizio e ricostruire la collaborazione?
È una domanda che non riguarda soltanto Maison Grimpe.
Ed è proprio questo che ci porta al passaggio successivo.
Il Caso Ollomont è davvero soltanto un caso?
Questa è la domanda che vogliamo iniziare a rivolgere anche fuori dalla Valle d’Aosta.
Quante associazioni, cooperative, imprese o professionisti hanno gestito impianti sportivi, strutture turistiche, rifugi, parchi, siti culturali, sentieri o altri servizi pubblici in piccoli territori?
Quante di queste collaborazioni hanno funzionato?
Quante sono entrate in crisi?
Per quali ragioni?
E, dall’altra parte, quanti piccoli Comuni hanno incontrato difficoltà nel trovare soggetti disponibili ad assumersi la gestione di servizi economicamente fragili?
Quanto incidono i costi reali?
Quanto pesa il rischio trasferito al gestore?
Quanto conta la continuità dei rapporti?
Cosa succede quando cambiano le condizioni economiche o amministrative?
E cosa succede al territorio quando nessuno è più disposto a gestire un determinato servizio?
Cerchiamo altri casi
Vogliamo provare a scoprirlo.
Per questo il Diario di Bordo apre una raccolta di esperienze provenienti da altri territori.
Ci rivolgiamo ad associazioni sportive e culturali, cooperative, imprese, professionisti, gestori di servizi, amministratori pubblici ed ex amministratori.
Non cerchiamo soltanto situazioni conflittuali.
Ci interessano anche esperienze che hanno funzionato, perché capire perché una collaborazione funziona può essere altrettanto importante che capire perché un’altra fallisce.
Ci interessano soprattutto esperienze relative a piccoli Comuni, territori montani e aree interne.
Raccontaci la tua esperienza
Se hai vissuto direttamente una situazione che ritieni possa essere utile a questa ricerca, puoi contattarci.
Email: cristian.bredy@locontrebandje.com
WhatsApp / telefono: 351 842 5078
Non è necessario inviare immediatamente grandi quantità di documenti.
Nel primo contatto sarà sufficiente raccontarci sinteticamente il territorio interessato, il servizio o la struttura, chi lo gestiva, il tipo di rapporto con l’Amministrazione, quanto è durata l’esperienza, quali problemi sono eventualmente emersi e quale è stato l’esito.
Successivamente potremo approfondire insieme.
Prima di pubblicare, verifichiamo
Questo per noi è un principio fondamentale.
Una segnalazione non diventa automaticamente una storia pubblicata sul Diario di Bordo.
Prima di raccontarla cercheremo, nei limiti delle nostre possibilità, di verificarne gli elementi attraverso convenzioni, atti amministrativi, determine, rendicontazioni, comunicazioni, dati economici o altra documentazione disponibile.
Cercheremo inoltre di distinguere sempre tra fatti documentabili e valutazioni personali.
Quando un caso coinvolgerà soggetti terzi, valuteremo anche le modalità più corrette per rappresentare le diverse posizioni.
Soltanto dopo questi passaggi, e con il consenso delle persone interessate quando necessario, i casi che presenteranno elementi sufficientemente verificabili e un interesse più generale potranno essere raccontati nel Diario di Bordo.
Non vogliamo costruire una raccolta di accuse.
Vogliamo costruire una raccolta di casi.
Da Ollomont agli altri territori
Se emergeranno esperienze comparabili, proveremo a metterle a confronto.
Non per stabilire classifiche di Comuni virtuosi o cattivi amministratori.
Ma per cercare elementi ricorrenti:
- sostenibilità economica dei servizi;
- distribuzione del rischio;
- durata e continuità degli affidamenti;
- capacità amministrativa;
- investimenti richiesti ai gestori;
- manutenzione ordinaria e straordinaria;
- tempi dei pagamenti;
- strumenti di confronto prima del contenzioso;
- conseguenze della chiusura o dell’interruzione di un servizio.
Se raccoglieremo un numero sufficiente di esperienze, proveremo a coinvolgere studiosi, professionisti, amministrazioni e organizzazioni interessate per capire cosa possiamo imparare da questi casi.
Una domanda aperta anche alle Amministrazioni
Questo percorso non avrebbe senso se raccogliessimo soltanto la voce dei gestori.
Per questo l’invito è rivolto anche a Sindaci, amministratori, segretari comunali e tecnici degli enti locali.
Quali difficoltà incontra un piccolo Comune nell’affidare e controllare questi servizi?
Quali responsabilità deve assumersi?
Quanto è difficile trovare gestori qualificati?
Quali problemi nascono quando un servizio non è economicamente autosufficiente?
Quali strumenti mancano?
E quali esperienze di collaborazione hanno invece funzionato?
Se vogliamo capire il problema, abbiamo bisogno di entrambe le prospettive.
Dal racconto alla proposta
Il nostro obiettivo finale non è alimentare un conflitto.
È capire se da una difficoltà concreta possa nascere qualcosa di utile.
Se scopriremo che Ollomont è un caso isolato, sarà comunque un risultato.
Se invece emergeranno problemi ricorrenti, allora avremo una domanda più importante da porre alle istituzioni, alle università, alle organizzazioni territoriali e a chi si occupa di montagna e aree interne:
Quali strumenti possiamo costruire affinché piccoli Comuni e piccoli soggetti territoriali riescano a collaborare in maniera più stabile, sostenibile ed equilibrata nella gestione dei servizi che mantengono vivi i territori?
Da questa domanda potranno nascere approfondimenti, incontri, confronti pubblici e, se ci saranno le condizioni, una tavola rotonda dedicata al rapporto tra piccoli territori, Pubblica Amministrazione e soggetti gestori.
Ma vogliamo arrivarci attraverso i dati e le esperienze.
Non attraverso gli slogan.
Partiamo da Ollomont. Ma cerchiamo altre storie.
Hai vissuto un’esperienza che può aiutarci a capire?
Scrivici:
Email: cristian.bredy@locontrebandje.com
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