di Cristian Bredy – Valle d’Aosta Sarvadza: continuiamo a costruire, anche quando diventa difficile
Ci eravamo lasciati con una convinzione: dopo anni passati a correre dietro alle emergenze, era arrivato il momento di tornare alla nostra filosofia originaria.
Osservare. Dare tempo. Capire. E poi agire.
In queste settimane lo stiamo facendo.
Il progetto Valle d’Aosta Sarvadza sta iniziando a prendere una forma sempre più concreta.
Stiamo incontrando Amministrazioni comunali, rappresentanti delle istituzioni regionali, scuole, professionisti, imprese e persone interessate a immaginare insieme un modo diverso di vivere e lavorare in montagna.
Non stiamo cercando semplicemente luoghi nei quali organizzare attività.
Stiamo cercando territori nei quali costruire relazioni, formazione, lavoro e nuove opportunità.
È questo il significato della Scuola di Montagna Sarvadza.
DALLE IDEE ALLE ATTIVITÀ
Una parte fondamentale del progetto riguarda i giovani.
Stiamo lavorando sull’ avvio dei nuovi corsi di arrampicata e dei percorsi multidisciplinari, nei quali l’arrampicata diventa il punto di partenza per un lavoro più ampio che comprende movimento, atletica, attività outdoor, sicurezza e conoscenza della montagna.
L’obiettivo non è soltanto insegnare ad arrampicare.
Vogliamo accompagnare bambini e ragazzi in un percorso progressivo che permetta loro di conoscere discipline diverse, sviluppare capacità motorie, imparare a stare in gruppo e, soprattutto, costruire un rapporto consapevole con la montagna.
È un piccolo tassello di un progetto molto più grande.
Perché la Scuola di Montagna Sarvadza nasce proprio da questa idea: formare oggi le persone che potranno diventare domani una risorsa per il territorio.
Guide, tecnici, operatori, professionisti, imprenditori.
Ma prima ancora cittadini capaci di assumersi delle responsabilità.
VALLE D’AOSTA SARVADZA STA CRESCENDO
Nel frattempo continuiamo gli incontri sul territorio.
La Valpelline rimane il luogo nel quale tutto è iniziato, ma Valle d’Aosta Sarvadza non vuole essere un progetto chiuso dentro una vallata.
Stiamo presentando il nostro metodo ad altri Comuni e stiamo cercando di capire, territorio per territorio, quali siano le risorse esistenti, quali le difficoltà e quali attività possano diventare economicamente e socialmente sostenibili.
Non vogliamo arrivare con un progetto già scritto.
Vogliamo prima conoscere.
Capire chi vive nei paesi, quali attività esistono, quali sono scomparse, dove lavorano gli abitanti, quali strutture sono inutilizzate e quali opportunità possono essere costruite.
È un lavoro lento.
Ma probabilmente è proprio il lavoro che negli ultimi anni ci è mancato.
E POI C’È OLLOMONT
Mentre cerchiamo di costruire tutto questo, una parte enorme delle nostre energie continua però ad essere assorbita dalla situazione con il Comune di Ollomont.
Non possiamo più fingere che sia un problema marginale.
Negli anni l’APD Lo Contrebandjé ha lavorato e investito nella Maison Grimpe, nel sito minerario e nel Parco Avventura e, più recentemente, nella Sciovia Berio.
Oggi siamo arrivati a una contrapposizione amministrativa e legale molto pesante.
Il nostro legale ha formalizzato le nostre contestazioni e indicato complessivamente 34.045,56 euro che l’associazione ritiene ancora dovuti per la gestione del sito minerario, del Parco Avventura e della Sciovia Berio.
Il Comune contesta la nostra ricostruzione e formula a sua volta importanti contestazioni nei nostri confronti.
Due versioni profondamente diverse.
Ed è arrivato il momento di fare chiarezza.
Una possibilità di accordo esiste?
Il 9 settembre abbiamo partecipato a un incontro istituzionale alla presenza di rappresentanti politici e tecnici regionali, del Sindaco e del Segretario comunale di Ollomont.
È stato un passaggio importante.
Dal confronto è emersa, secondo la nostra lettura dell’incontro, la possibilità di affrontare le diverse criticità tecniche e amministrative e di arrivare a una soluzione, se esiste da entrambe le parti la reale volontà di cercare un accordo.
Per noi questa è una questione fondamentale.
Non abbiamo interesse a trascinare questa vicenda per anni.
Non vogliamo spendere risorse in avvocati e consulenti.
Vogliamo utilizzare quelle risorse per i ragazzi, per lo sport, per la Scuola di Montagna e per costruire Valle d’Aosta Sarvadza.
Ma per trovare un accordo bisogna essere in due.
Continuiamo invece a registrare da parte dell’Amministrazione comunale una posizione che percepiamo come estremamente rigida, anche nella gestione delle tempistiche degli incontri e nella difficoltà di individuare date alternative quando quelle proposte con brevissimo preavviso non consentono la presenza dei nostri professionisti.
E allora poniamo una domanda molto semplice:
se le questioni possono essere affrontate, perché non concedersi il tempo necessario per provare seriamente a risolverle?
I BANDI 2026 RACCONTANO QUALCOSA CHE NON PUÒ ESSERE IGNORATO
Ci sono poi alcuni documenti pubblicati dallo stesso Comune nel 2026 che riteniamo particolarmente interessanti.
Dopo la conclusione della nostra esperienza, l’Amministrazione ha deciso di separare la gestione del Parco Avventura da quella delle miniere.
Ed è proprio osservando quello che è successo con queste nuove procedure che emerge, secondo noi, un elemento importante per comprendere anche la gestione precedente.
Nella prima procedura relativa al Parco Avventura, l’operatore che aveva manifestato interesse ha rappresentato al Comune delle criticità sulla sostenibilità economica della gestione, considerate le tempistiche estremamente ridotte tra l’affidamento e l’apertura al pubblico.
Non lo diciamo noi.
È riportato negli atti del Comune.
Successivamente l’Amministrazione ha approvato un nuovo avviso che ha previsto un contributo di 12.000 euro, stabilendo inoltre che il 40% venisse corrisposto alla sottoscrizione dell’affidamento e il restante 60% alla conclusione della stagione.
Per noi questo passaggio è estremamente significativo.
Non significa automaticamente che la nostra rendicontazione 2025 sia corretta in ogni singola voce.
Quella rendicontazione deve essere verificata attraverso fatture, giustificativi, convenzioni e documentazione contabile.
Ma dimostra qualcosa che sosteniamo da tempo:
queste gestioni hanno bisogno di una sostenibilità economica reale e hanno bisogno che una parte delle risorse sia disponibile nel momento in cui le spese devono essere sostenute.
Personale, assicurazioni, formazione, manutenzioni e organizzazione non possono essere pagati mesi dopo senza creare difficoltà a chi gestisce.
Il fatto che nel 2026 sia stato ritenuto opportuno prevedere il 40% del contributo già alla sottoscrizione dell’affidamento rappresenta quindi, per noi, un elemento importante da mettere sul tavolo quando si valuta ciò che è accaduto durante la nostra gestione.
E LE MINIERE?
Ancora più interessante è confrontare tutto questo con il nuovo avviso dedicato esclusivamente alle miniere.
L’avviso prevede che il concessionario debba assumersi il rischio finanziario della gestione e stabilisce la possibilità per il Comune di concedere contributi straordinari dietro una rendicontazione delle spese effettivamente sostenute.
Tra gli esempi indicati dallo stesso avviso troviamo:
personale, formazione, consulenze amministrativo-contabili e assicurazioni.
Sono esattamente alcune delle voci che rendono complessa e costosa la gestione professionale di un sito minerario aperto al pubblico.
Oggi il Parco Avventura ha ripreso la propria attività.
Le miniere, invece, risultano temporaneamente chiuse.
E allora la domanda diventa inevitabile:
quanto costa realmente gestire correttamente il sito minerario di Ollomont?
È una domanda importante anche per comprendere la nostra rendicontazione 2025.
Per due anni abbiamo cercato di costruire un modello nel quale miniere, Parco Avventura, Infopoint e Bar Sarvadzo lavorassero insieme.
Il Parco rappresentava l’attività più dinamica e potenzialmente remunerativa.
Le miniere rappresentavano il patrimonio culturale e turistico da valorizzare.
Il bar e l’Infopoint avrebbero dovuto completare il servizio e aumentare le possibilità di sostenibilità economica.
Separare oggi questi elementi permette forse di comprendere ancora meglio quanto fosse complesso il modello che stavamo sperimentando.
ANCHE IL BAR SARVADZO FA PARTE DELLA STORIA
Nel 2025 abbiamo inoltre affrontato la sperimentazione del Bar Sarvadzo.
Il nuovo locale avrebbe dovuto rappresentare un ulteriore tassello del sistema.
Secondo la programmazione sulla quale stavamo lavorando, contavamo di poterlo utilizzare già nella parte centrale dell’estate.
Nella realtà il locale ci è stato concretamente reso disponibile soltanto a settembre.
Vogliamo essere precisi anche su questo punto.
Non definiamo questa circostanza un inadempimento contrattuale accertato del Comune, perché la tempistica che avevamo previsto non era supportata da una specifica scadenza inserita nella convenzione.
Ma dal punto di vista gestionale la conseguenza è stata evidente.
Abbiamo affrontato costi, organizzazione e lavoro per avviare un servizio che ha potuto operare soltanto nella parte finale della stagione, perdendo i mesi estivi nei quali avrebbe potuto produrre maggiori ricavi.
Anche questo faceva parte del test di gestione concordato tra APD e Comune.
Ed è quindi un elemento che riteniamo debba essere considerato quando si analizzano seriamente i risultati economici del 2025.
Non si può valutare la sostenibilità di una sperimentazione guardando soltanto quanto è stato incassato.
Bisogna guardare cosa doveva essere gestito, quando è diventato disponibile, quali costi sono stati sostenuti e quali possibilità reali di ricavo esistevano.
QUATTRO DOMANDE ALL’AMMINISTRAZIONE DI OLLOMONT
Per questo continuiamo a porre pubblicamente quattro domande.
1. Quanto è costata la nuova cucina/bar realizzata nella cosiddetta Casa Scout?
Per quanto tempo è stata realmente utilizzata e quale destinazione è prevista oggi per quell’ investimento pubblico?
2. Perché nel 2026 Parco Avventura e miniere sono stati separati?
Quale valutazione economica e gestionale ha portato a modificare il modello integrato precedente e quali conseguenze ha prodotto questa scelta sulla continuità delle miniere?
3. Perché il nuovo affidamento del Parco Avventura ha previsto 12.000 euro e il 40% alla sottoscrizione?
Riteniamo particolarmente importante questa domanda perché gli stessi atti comunali riportano che un operatore aveva già segnalato problemi di sostenibilità economica legati alle tempistiche.
Se queste esigenze erano reali nel 2026, chiediamo che vengano considerate anche quando si analizza la situazione economica affrontata dal’ APD durante la sperimentazione precedente.
4. Quanto costerà non trovare un accordo?
Quanto è già costata e quanto potrebbe ancora costare alla comunità la prosecuzione della controversia?
Assistenza legale, consulenze, procedimenti e attività amministrative hanno un costo.
Non vogliamo inventare una cifra.
Vogliamo conoscerla.
Perché quando vengono utilizzate risorse pubbliche la questione non riguarda più soltanto APD e Comune.
Riguarda i cittadini.
DAVIDE CONTRO GOLIA
È difficile spiegare cosa significhi per una piccola associazione affrontare una situazione di questo tipo.
Da una parte c’è un’Amministrazione pubblica, con uffici, strutture, strumenti amministrativi e risorse legate al proprio ruolo istituzionale.
Dal’ altra c’è una piccola associazione.
Ogni volta che dobbiamo rispondere dobbiamo trovare autonomamente risorse per avvocati, consulenti, tecnici, accessi agli atti, verifiche e documentazione.
Per questo utilizziamo un’immagine semplice:
Davide contro Golia.
Non significa che noi abbiamo automaticamente ragione.
Se abbiamo commesso degli errori siamo pronti ad assumercene la responsabilità.
Ma vogliamo avere almeno la possibilità economica, tecnica e organizzativa di arrivare fino in fondo e dimostrare le nostre ragioni.
AIUTATECI A FARE CHIAREZZA
Da oggi chiediamo pubblicamente aiuto.
Cerchiamo avvocati e consulenti.
Cerchiamo tecnici e professionisti.
Cerchiamo giornalisti disponibili a leggere gli atti e approfondire la vicenda in maniera indipendente.
Cerchiamo persone che abbiano frequentato le nostre strutture e possano raccontare direttamente ciò che hanno visto.
Cerchiamo cittadini disponibili ad aiutarci a raccogliere informazioni e leggere documenti.
E abbiamo bisogno anche di chi voglia sostenerci concretamente nel costo che comporta una battaglia di questo tipo.
Non chiediamo:
“Credete a noi.”
Chiediamo:
“Aiutateci a verificare.”
Se abbiamo ragione vogliamo poterlo dimostrare.
Se abbiamo sbagliato qualcosa vogliamo poterlo riconoscere.
UNA VICENDA CHE PUÒ DIVENTARE UN CASO
Più andiamo avanti e più ci rendiamo conto che questa storia potrebbe non riguardare soltanto Ollomont.
La domanda è molto più grande:
che possibilità ha una piccola associazione di far valere le proprie ragioni quando entra in conflitto con un ente pubblico?
Quanto costa resistere?
Quanto tempo serve?
E cosa succede nel frattempo ai progetti, ai lavoratori, ai volontari e alle persone che quel’ associazione coinvolge?
È per questo che porteremo progressivamente questa vicenda anche al’ attenzione dei mezzi di informazione.
Non vogliamo un processo mediatico.
Vogliamo che qualcuno guardi i documenti.
Faccia domande.
Verifichi.
E racconti.
ABBIAMO DECISO DI MUOVERCI ANCHE POLITICAMENTE
C’è infine una conseguenza che non avremmo immaginato quando abbiamo iniziato questo percorso.
Abbiamo deciso di muoverci anche sul piano politico e civico.
Non perché pensiamo che la politica possa sostituirsi agli avvocati o ai giudici.
Il contenzioso seguirà le proprie sedi.
Ma quando una battaglia amministrativa diventa così impari, anche la partecipazione politica rappresenta uno degli strumenti democratici che un cittadino ha a disposizione.
Se non condividiamo un modo di amministrare il territorio, non possiamo limitarci a contestarlo.
Dobbiamo essere disponibili anche a provare a costruire un’alternativa.
Per questo inizieremo un percorso di informazione e incontri su Ollomont.
Leggeremo gli atti.
Analizzeremo investimenti e bilanci.
Parleremo di turismo, sport, servizi, patrimonio pubblico, attività economiche e prospettive del paese.
Faremo domande.
Raccoglieremo idee.
E soprattutto cercheremo persone.
COSTRUIRE UN’OPPOSIZIONE E UNA POSSIBILE ALTERNATIVA
Il primo obiettivo sarà contribuire alla nascita di una opposizione civica informata e organizzata rispetto all’attuale Amministrazione.
Se da questo percorso emergeranno persone, competenze e una volontà comune, siamo pronti a sostenere pienamente chi deciderà di costruire una lista alternativa per le prossime elezioni comunali di Ollomont.
Non stiamo cercando soltanto candidati.
Cerchiamo persone che vogliano capire.
Persone che abbiano idee.
Persone disposte a partecipare agli incontri.
La nostra controversia con il Comune rimarrà una cosa.
Il futuro amministrativo di Ollomont sarà un’altra.
Ma sarebbe ipocrita negare che ciò che abbiamo vissuto ci abbia portato a capire che lamentarsi non basta.
A un certo punto bisogna essere disponibili anche a costruire un’alternativa.
TUTTO QUESTO MENTRE CONTINUIAMO A COSTRUIRE
Nonostante tutto, non vogliamo che Ollomont diventi il centro della nostra vita e del nostro progetto.
Valle d’Aosta Sarvadza deve continuare.
La Scuola di Montagna Sarvadza deve continuare.
I corsi devono partire.
I ragazzi devono allenarsi.
Gli incontri con i Comuni devono proseguire.
Dobbiamo continuare a progettare, formare persone e costruire attività.
Perché se tutta la nostra energia venisse assorbita da questa battaglia, avremmo già perso.
La risposta deve essere esattamente l’opposto.
Continuare a costruire e, contemporaneamente, difenderci.
Chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno.
Coinvolgere altre persone.
Trasformare una difficoltà in un’occasione per capire meglio come funzionano i territori nei quali vogliamo lavorare.
E assumerci anche responsabilità nuove quando diventa necessario.
CHI VUOLE ESSERCI, CI CONTATTI
Da oggi l’invito è aperto.
A chi vuole aiutarci professionalmente.
A chi vuole testimoniare.
A chi vuole approfondire giornalisticamente questa vicenda.
A chi vuole sostenere il nostro lavoro.
A chi vuole partecipare agli incontri su Ollomont.
A chi pensa che sia necessario costruire un’alternativa amministrativa.
E anche semplicemente a chi vuole capire.
Non chiediamo di schierarsi prima di conoscere i fatti.
Chiediamo di esserci.
Perché una delle cose che abbiamo imparato in questi anni è che aspettare che qualcun altro risolva i problemi non funziona.
Niente scuse. Dipende tutto da noi.
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Un saluto dallo staff di Esprisarvadzo, in questo Diario di Bordo vi terremo aggiornati, per crescere abbiamo bisogno di interagire e confrontarci con te.
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